Città del Cioccolato

A Perugia c’è una nuova meta da vivere con tutti i sensi: la Città del Cioccolato

A Perugia c’è un modo nuovo di vivere il centro storico: non soltanto attraversando piazze, chiese e panorami, ma lasciandosi guidare da un richiamo che appartiene alla memoria di tutti, il profumo del cioccolato.

Nel cuore della città prende forma la Città del Cioccolato, un grande museo esperienziale dedicato al cacao e al cioccolato, pensato per trasformare la visita in un viaggio culturale e sensoriale capace di parlare a famiglie, coppie, appassionati di enogastronomia e viaggiatori curiosi. Non è un caso che questo progetto nasca proprio qui: Perugia è storicamente legata al cioccolato e al suo “saper fare”, e questa vocazione oggi si traduce in una destinazione contemporanea, coerente con la traiettoria che la città porta avanti da anni anche attraverso Eurochocolate, kermesse iconica che da oltre trent’anni continua ad affermarsi come il più grande evento internazionale dedicato al cacao e al cioccolato.

La sede è essa stessa parte dell’esperienza: l’ex Mercato Coperto, uno dei luoghi simbolo della vita urbana cittadina, a due passi dagli itinerari culturali principali.

Entrare nella Città del Cioccolato significa anche riscoprire un edificio che per decenni è stato punto di incontro e di scambio, oggi riattivato come spazio di cultura, intrattenimento e conoscenza.

In oltre 2.800 mq di percorso, il visitatore è accompagnato in una narrazione che parte dalle civiltà mesoamericane, attraversa l’Europa delle corti e delle innovazioni tecniche, giungendo fino ad oggi, e mostrando come il cacao sia diventato il cioccolato che conosciamo: non solo un alimento, ma un fenomeno economico e culturale che intreccia territori, stili produttivi, consumo, immaginario e design.

Il museo non si limita a “raccontare la storia”: mette in scena la filiera, con attenzione alla biodiversità, ai Paesi produttori, alle trasformazioni tecnologiche e alle questioni contemporanee di sostenibilità e qualità, usando linguaggi immersivi e multimediali che rendono la visita accessibile e coinvolgente senza rinunciare ai contenuti.

Il viaggio prosegue arrivando a Perugia, riconosciuta come capitale italiana del cioccolato: non solo per essere la città d’origine della Perugina e dell’iconico Bacio, ma anche per la capacità di coniugare tradizione e innovazione grazie ad Eurochocolate, questo novembre alla sua trentaduesima edizione.

Infine, uno dei momenti memorabili della visita museale, è la fabbrica Bean to Bar, dove il pubblico può seguire l’intero processo di trasformazione dalla fava alla tavoletta, senza ricorrere a semilavorati: è qui che l’esperienza smette di essere soltanto contemplativa e diventa comprensione reale, fatta di macchinari, gesti, profumi, competenze artigianali e differenze sensoriali che spiegano cosa significhi davvero qualità.

La Città del Cioccolato, però, non è concepita come un museo: è un luogo vivo, progettato per aprirsi alla città e rinnovarsi nel tempo attraverso mostre temporanee, eventi, workshop, degustazioni e attività educative per scuole e famiglie, con l’idea di fare del cacao un punto di partenza per parlare anche di territori, filiere, gusto e consapevolezza.

In questa logica rientra anche il ChocoShop, accessibile senza biglietto, che funziona come tappa urbana autonoma nel cuore di Perugia: uno spazio in cui la visita può continuare sotto forma di scoperta, regalo e curiosità, con proposte provenienti da più di 150 brand internazionali, europei ed Italiani.

A rendere l’esperienza ancora più ricca è il dialogo con altri spazi identitari della città, che ampliano la visita oltre il percorso museale. Da un lato, il museo offre l’accesso a uno scorcio sorprendente e poco conosciuto: l’Arcone, monumentale struttura di sostegno dell’area di Piazza Matteotti, oggi restituita alla fruizione con un suggestivo passaggio illuminato. È un luogo che aggiunge profondità storica alla visita: la tradizione locale lo lega anche alla memoria della Perugia medievale e al racconto della prigionia di San Francesco dopo la battaglia del 1202 di Collestrada, trasformando un elemento strutturale della città in una tappa narrativa inattesa. Dall’altro lato, a pochi passi dal museo, rivive un frammento decisivo della storia del cioccolato perugino: il recupero degli spazi del primo laboratorio Perugina risalente al 1907, restaurati e valorizzati come luogo di memoria e racconto delle origini.

Accanto a questi ambienti storici prende vita anche LAB – Luisa Annibale Base, un hub esperienziale dedicato a incontri, degustazioni, attività e momenti di approfondimento: uno spazio pensato per far accadere il cioccolato, non solo per raccontarlo, ospitando appuntamenti con professionisti, percorsi guidati e iniziative che mettono al centro il gesto, la conoscenza e la dimensione conviviale. Insieme, museo, LAB e spazi storici costruiscono un ecosistema coerente: un itinerario che unisce racconto e pratica, memoria e contemporaneità, città e filiera, rendendo Perugia leggibile attraverso un filo conduttore immediato e universale come il cacao.

In sintesi, la Città del Cioccolato non aggiunge semplicemente “un’attrazione” all’offerta locale: costruisce una nuova soglia di accesso a Perugia, perché unisce esperienza, identità e racconto in un formato contemporaneo, dove il visitatore non si limita a vedere, ma impara, assaggia, attraversa e si lascia sorprendere.

Per chi visita l’Umbria, è un motivo in più per scegliere Perugia; per chi Perugia la conosce già, è un modo radicalmente diverso — più sensoriale, più narrativo, più immersivo — di riscoprirla.

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I dolci di Carnevale in Umbria

L’antico detto latino recita “semel in anno licet insanire – una volta l’anno è lecito impazzire”. 

Le Origini del Carnevale

Il fil rouge che lega il Carnevale, la festa della maschera o del mascheramento per eccellenza, in tutto il mondo pare essere proprio il concetto quanto più lontano da quello che i romani chiamavano mos maiorum, il buon costume, la morale.
Ma prima di arrivare ai romani, facciamo qualche passo indietro.
L’origine del Carnevale risale a be 4000 anni fa con gli egizi e i riti in onore di Iside, Dea della fertilità.
Con i romani , la Festa del Carnevale, viene fatta coincidere con i Lupercali, in onore del Dio Luperco, simbolo della fertilità romana. Il periodo, sia per egizi che per i romani, viene celebrato a fine febbraio.

Tra sacro e profano
Il Carnevale, tra banchetti, feste e maschere, diviene così una sorta di “livella” sociale: un travestimento che nasconde lo status di appartenenza e permette a tutti di mettere da parte la rigidità morale per un giorno.
Con il Cristianesimo, il Carnevale dal latino “carnem levare”, il martedì grasso diviene l’ultimo giorno mangiare carne prima di astenersi dal consumarla durante il periodo della Quaresima ma anche l’ultima occasione per riempirsi la pancia di dolci ricchi di zuccheri!

I dolci di Carnevale in Umbria
 Che sia egizio, romano o cristiano, i “motivi” del Carnevale sono il travestimento (il mascherarsi) e il consumo di cibo, soprattutto dolci!
Vediamo quali sono quelli tipici in Umbria:

  • Le Frappe
    Striscioline di sfoglia dolce a forma di fiocco. Ricoperte di zucchero alchermes o ancora miele, possono essere sia fritte (come da ricetta originale) che nella variante più “light” al forno. Il risultato è in ogni caso una sfoglia croccate, dolce e gustosa.
  • Le Castagnòle
    Il nome deriva proprio dal ricordare delle piccole castagne con la loro forma tondeggiante. L’impasto è composto di farina, uova, zucchero, lievito e un liquore aromatico. Anche questi dolci, come da tradizione, sono fritti facendo particolare attenzione a farli dorare fuori e cuocere ben bene dentro, aiutandoli a restare tondi durante la cottura muovendo la padella in senso rotatorio. Ricoperti poi da zucchero, miele o alchermes.

 

  • Gli Strufoli
    Tradizionali del Perugino, ricordano le castagnole con la differenza di avere una pasta più morbida e sono, diversamente, di dimensioni più grandi. Sono poi ricoperti da dolcissimo miele colante.
  • La Cicerchiata umbra
    Dal nome della Cicerchia umbra, un legume tondeggiante, la cicerchiata è corona di palline dolci e ricoperte di miele.

 

  • La Crescionda spoletina
    Con questo dolce ci spostiamo a Spoleto con la sua Crescionda.
    Originariamente preparata con brodo di gallina, o lo strutto, infatti conosciuta anche come “crescia unta” per essere particolarmente grassa, si aggiungeva poi zucchero, formaggio, cioccolato e pangrattato. O ancora la versione preparata con le mele e frutta secca. Oggi la sua ricetta sposa la modernità utilizzando cioccolato, latte e amaretti. E’, altresì, riconosciuta come Prodotto Agroalimentare Tradizionale Umbro.

Credit foto:

 UmbriaTourism
Antonio Gravante
Forchettiere.it
Ricette “2Amiche in Cucina”

Primavera in Umbria: idee semplici per viverla davvero

La primavera è il momento in cui l’Umbria cambia passo. Le giornate si allungano, i borghi tornano a vivere e tutto invita a rallentare.

È anche il periodo ideale per chi cerca:

💚un viaggio di coppia
💚qualche giorno in famiglia
💚una pausa con un piccolo gruppo di amici

Qui trovi alcune idee semplici, pensate per vivere l’Umbria con calma, senza programmi troppo rigidi e senza la sensazione di “dover vedere tutto”.

Perché scegliere l’Umbria in primavera

In primavera l’Umbria è più autentica. Non c’è ancora il caldo estivo, non ci sono le folle e si può davvero godere del territorio.

È il momento perfetto per:

💚passeggiare nei borghi
💚fermarsi a chiacchierare con chi vive qui
💚assaporare il cibo locale senza fretta

E soprattutto, è il periodo giusto per viaggiare bene, senza stress.

Un weekend tra borghi, natura e silenzi

Non serve spostarsi continuamente per scoprire l’Umbria. Anzi, spesso basta scegliere una zona e viverla davvero. 

Un weekend ideale può includere:

💚borghi in pietra
💚sentieri panoramici
💚tempo libero per fermarsi dove capita

Perfetto per chi vuole staccare la spina e ritrovare un ritmo più lento.

Esperienze enogastronomiche autentiche

In Umbria il cibo è una cosa seria, ma mai ostentata.

In primavera è bello visitare:

💚cantine familiari
💚frantoi
💚aziende agricole

Esperienze semplici, genuine, che piacciono anche ai più giovani e rendono il viaggio più vero.

Turismo lento e “soft”

Non tutti amano affaticarsi, correre e camminare per ore. E va benissimo così.

L’Umbria offre tantissime possibilità per:

💚passeggiate nella natura da fare a piedi o in bicicletta
💚tratti brevi di cammini che attraversano alcuni dei borghi e delle città più belle del Cuore Verde d’Italia
💚percorsi facili, adatti a tutti, anche per i più piccoli

Viaggiare bene significa anche organizzare bene

Un viaggio riuscito è fatto di scelte semplici, ma giuste. Dalla zona in cui dormire alle esperienze da vivere, ogni dettaglio conta.

Vuoi organizzare la tua primavera in Umbria?

Raccontaci che tipo di viaggio hai in mente. Ti aiutiamo a costruire un’esperienza su misura, pensata per te.

💚 Ti Aspettiamo in Umbria💚

Le leggende di San Valentino

La storia di San Valentino di Terni è avvolta nel mistero e nel folklore, e diverse leggende si sono intrecciate nel corso dei secoli. San Valentino è venerato come patrono degli innamorati e la sua festa, il 14 febbraio, è celebrata in tutto il mondo.

Valentino era un Vescovo cristiano, originario di Terni, morto martire a Roma il 14 febbraio nel 273 d.C.

Fu deposto a Terni nella Basilica dove  ancora oggi si trovano le sue reliquie.

Una delle leggende più conosciute narra che l’Imperatore Claudio II nel III secolo d.C aveva emanato un decreto che vietava i matrimoni per i giovani uomini, credendo che i single fossero migliori soldati. Tuttavia, Valentino disobbedì a questo decreto e continuò a celebrare matrimoni segreti per le giovani coppie.
Quando la sua disobbedienza fu scoperta, Valentino fu arrestato e portato davanti all’Imperatore

Durante il periodo di detenzione, la leggenda narra che Valentino abbia guarito la cecità della figlia del suo carceriere e che, prima della sua esecuzione, avesse scritto una lettera d’addio alla giovane, firmandola con le parole “Dal tuo Valentino“. Questa storia ha contribuito a consolidare l’associazione di San Valentino con l’amore romantico.

Un’altra versione della storia di San Valentino suggerisce che San Valentino potrebbe essere stato martirizzato per aver aiutato i cristiani perseguitati durante il regno di Claudio II.

E ancora una leggenda racconta che Valentino un giorno vide due giovani innamorati litigare e porse loro una rosa invitandoli a mantenerla insieme per farli riconciliare e fece poi volare intorno loro dei piccioni, da qui l’espressione “piccioncini”.

In ogni caso, la figura di San Valentino divenne rapidamente un simbolo di amore e devozione, e la sua festa fu associata all’amore romantico nel corso dei secoli.

Terni la Città dell’Amore e dell’Acciaio

Hai un solo giorno per visitare Terni? Ti daremo più di un motivo per tornare!

Mattina: Arte, storia e sapori

Inizia la giornata con una passeggiata per il centro storico di Terni. Esplora Corso Tacito, tra negozi e caffè, e fai una sosta alla Cattedrale di Santa Maria Assunta, un gioiello architettonico che combina storia e bellezza.

Prosegui verso la Basilica di San Valentino, il patrono degli innamorati. È un luogo perfetto per scoprire un lato romantico e spirituale della città. Tocca la tomba del santo per portarti a casa un po’ di fortuna in amore.

Fermati in una trattoria tipica e lasciati conquistare dai sapori ternati. Prova le ciriole alla ternana, simili agli strangozzi, vengono condite con un sugo semplice di aglio, olio, pomodoro e peperoncino., un piatto di cacciagione o una zuppa di lenticchie di Castelluccio.

Non chiudere mai il pasto senza aver assaggiato il dolce simbolo di Terni, il Pampepato! Un mix di frutta secca (noci, mandorle, nocciole), miele, cioccolato, cannella e pepe, cotto al forno. 

Pomeriggio: Natura e meraviglia

Dopo pranzo, dirigiti verso l’incredibile Cascata delle Marmore, uno degli spettacoli naturali più emozionanti d’Italia. Passeggia tra i sentieri che ti portano a punti panoramici unici e goditi lo spettacolo delle acque che si tuffano da 165 metri. Fatti avvolgere dalla magia degli spruzzi e, se sei fortunato, magari scorgi anche un arcobaleno. Controlla gli orari dell’apertura dell’acqua per non perdere l’effetto wow!

Sera: Relax e tramonto magico

Concludi la giornata con una visita al Lago di Piediluco, a pochi chilometri dalle cascate. Questo lago incantato è perfetto per rilassarsi e ammirare un tramonto da favola. Puoi noleggiare una barchetta o semplicemente passeggiare lungo le rive, immerso nella tranquillità.

Coccolati con una cena in un ristorantino sulle sponde del lago. Prova i piatti di pesce locale, come il persico reale, o una pizza accompagnata da un buon bicchiere di vino. Il riflesso del lago al crepuscolo sarà la ciliegina sulla torta di una giornata indimenticabile.

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In Umbria: itinerari d’inverno tra borghi e santuari

Febbraio è il mese in cui l’Umbria invita a rallentare. È il cuore dell’inverno, quando il paesaggio si fa essenziale e i luoghi raccontano la loro anima con maggiore autenticità. Sulle orme di San Francesco, questo è il tempo ideale per scoprire un territorio fatto di eremi, abbazie e luoghi di spiritualità immersi nella natura.

Il francescanesimo non vive solo nei grandi santuari, ma si diffonde capillarmente tra boschi, vallate e colline. Sono luoghi nati per l’ascolto, la preghiera e la vita semplice, che oggi offrono al viaggiatore un’esperienza di turismo lento e consapevole.

Eremi e abbazie: il cuore nascosto dell’Umbria francescana

In tutta l’Umbria, piccoli eremi e antiche abbazie segnano il paesaggio come punti di riferimento discreti ma profondi. Strutture in pietra, spesso isolate, che dialogano con l’ambiente circostante e invitano a una visita rispettosa e senza fretta.

Luoghi come l’Eremo delle Carceri, l’Abbazia di San Pietro in Valle in Valnerina o il Santuario di Greccio (nella vicina provincia di Rieti) raccontano un modo di vivere il sacro legato alla semplicità e al territorio. In febbraio, lontano dai periodi di maggiore affluenza, questi spazi si rivelano nella loro dimensione più autentica.

Un viaggio che attraversa il territorio

Visitare l’Umbria francescana in inverno significa spostarsi tra borghi, vallate e aree naturali seguendo un filo invisibile fatto di spiritualità e paesaggio. Non serve un itinerario preciso: ogni deviazione può condurre a un luogo di raccoglimento, a un monastero nascosto, a una chiesa rurale che conserva secoli di storia.

È un viaggio che unisce Assisi, cuore simbolico del francescanesimo, a molte altre realtà del territorio, valorizzando una rete di luoghi meno noti ma profondamente identitari.

Scegliere febbraio per visitare l’Umbria significa vivere una stagione spesso sottovalutata, ma capace di offrire esperienze profonde e rigenerative. Tra eremi, abbazie e paesaggi invernali, il viaggio sulle orme di San Francesco diventa un invito a riscoprire il valore della lentezza e dell’essenzialità.

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Cosa fare in Umbria in Febbraio? Te lo dice UmbriaSì

Febbraio è il mese di San Valentino, e l’Umbria, con il suo fascino romantico e i suoi paesaggi da sogno, è la meta ideale per celebrare l’amore. Che tu voglia sorprendere la tua dolce metà o semplicemente vivere un’esperienza indimenticabile, questa terra sa come accendere il romanticismo.

Ecco le nostre tre tips su cosa fare in Umbria in Febbraio

Celebra l’amore nella terra di San Valentino

Terni, città natale di San Valentino, si trasforma nel cuore pulsante del romanticismo durante questo mese. La Basilica di San Valentino ospita la suggestiva Festa della Promessa, dove le coppie possono rinnovare i loro voti d’amore. Inoltre, l’atmosfera è impreziosita da eventi speciali, concerti e mercatini dedicati agli innamorati. Un’occasione perfetta per rendere il tuo San Valentino davvero unico, immerso in una cornice storica e romantica.

Esperienze da condividere: spa e relax di coppia

Febbraio è il mese ideale per concedersi momenti di puro relax insieme. Scegli un soggiorno in una delle spa immerse nelle colline umbre, dove potrai goderti trattamenti benessere, massaggi di coppia e piscine riscaldate con vista mozzafiato. Le atmosfere intime e i panorami suggestivi creano il contesto perfetto per coccolarti e condividere momenti di complicità con la tua metà.

Un brindisi all’amore: degustazioni in cantina 

L’Umbria è terra di grandi vini e a febbraio le cantine si trasformano in luoghi ideali per celebrare l’amore. Molte cantine offrono pacchetti esclusivi per coppie, con brindisi romantici tra botti antiche e panorami da sogno. Un’esperienza che unisce sapori autentici e atmosfere indimenticabili.

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San Francesco e il senso del nuovo inizio

Gennaio è il mese dei silenzi, delle strade più vuote e dell’aria limpida che avvolge le colline umbre. È anche il momento ideale per visitare Assisi, quando la città di San Francesco si mostra nella sua dimensione più autentica e raccolta. Lontano dalla folla, il messaggio francescano del ricominciare diventa quasi tangibile.

Per San Francesco, infatti, l’inizio non coincideva con il calendario, ma con una scelta interiore: spogliarsi del superfluo per ritrovare l’essenziale. Ed è proprio questo spirito che rende gennaio un mese speciale per chi arriva qui in cerca di senso, bellezza e lentezza.

Assisi d’inverno: un’esperienza intima

Visitare Assisi a gennaio significa viverla come un luogo dell’anima. Le pietre rosate delle mura medievali sembrano assorbire la luce invernale, le botteghe procedono con un ritmo calmo, e il tempo sembra dilatarsi. È il contesto perfetto per comprendere San Francesco non solo come santo, ma come uomo in cammino.

Una passeggiata mattutina verso la Basilica di San Francesco, avvolta dalla nebbia leggera, regala un’atmosfera quasi mistica. All’interno, gli affreschi raccontano una vita fatta di rotture e nuovi inizi: dalla rinuncia ai beni paterni fino alla nascita di una fraternità destinata a cambiare la storia.

Il messaggio francescano del ricominciare

Gennaio è il mese dei buoni propositi, e San Francesco può essere una guida sorprendentemente attuale. Il suo “nuovo inizio” non era fatto di accumulo, ma di sottrazione: meno cose, meno rumore, più relazione. Un messaggio che parla anche al viaggiatore contemporaneo, sempre più attratto da esperienze autentiche e rigenerative.

Luoghi come l’Eremo delle Carceri, immerso nel bosco del Monte Subasio, invitano al silenzio e alla riflessione. Qui Francesco si ritirava per pregare e ascoltare, e ancora oggi il visitatore può fermarsi, respirare e ritrovare un contatto profondo con la natura e con sé stesso.

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Il Torcolo di San Costanzo

Il dolce tipico della tradizione per festeggiare San Costanzo è, appunto, il Torcolo, dietro la quale si celano tante leggende e misteri legati al Santo che rendono ancora oggi questo dolce ricco di fascino e storia.
Si tramanda, infatti, che il torcolo sia a forma di ciambella per ricordare la corona i fiori che su posta sulla corpo del Santo dopo la decapitazione o ancora che il buco rappresenti la testa mozzata del Santo e in ultimo che la sua forma a ciambella rimandi alla corona sfilata dal capo del Santo una volta decapitata. Ecco perché un dolce tempestato da canditi colorati, in ricordo alle pietre preziose della colora! I cinque tagli sulla ciambella sono, invece, riconducibile alle porte di accesso ai cinque rioni del centro storico di Perugia: Porta San Pietro Porta Sole, Porta Eburnea, Porta Susanna, e Porta Sant’Angelo.

Il torcolo di San Costanzo, nonostante la grande importanza che ricopre durante la festa del 29 gennaio, è un dolce che viene oggi gustato in Umbria durante tutto l’anno!

Ma vediamo la Ricetta:

Ingredienti:
600 gr di farina
330 gr di acqua tiepida
170 gr di zucchero
85 gr di olio extravergine d’oliva
1 uovo
85 gr di burro
25 gr di lievito di birra
170 gr di cedro candito
170 gr di uvetta sultanina
170 gr di pinoli
semi di anice a piacere

Procedimento:
Disporre la farina a fontana sulla spianatoia, o in una ciotola, sbriciolare al centro il lievito e cominciare ad impastare con l’acqua tiepida raccogliendo man mano la farina dai bordi. Una volta che l’impasto risulta omogeneo e ben amalgamato, lasciarlo riposare e lievitare per circa 2 ore in un luogo caldo e non umido.
Completata la lievitazione, rovesciare l’impasto (deve raddoppiare) sulla spianatoia allargandola leggermente con il palmo della mano e aggiungere il burro a pezzettini (temperatura ambiente), lo zucchero e l’olio. Una volta amalgamati gli ingredienti, aggiungere il cedro candito a dadini, l’uvetta, i pinoli, anice a piacere. Lavorarla fino a far amalgamar bene tutta la frutta candita e la frutta seca, formare la ciambella e metterla in una tortiera imburrata per farla lievitare circa 3 ore,
Dopo l’ultima lievitazione, spennellare la superficie del Torcolo con tuorlo d’uovo e fare 5 tagli leggeri con la punta del coltello.
Cuocere in forno preriscaldato a  180° per 45 minuti circa.

Abbinamento consigliato: Vernaccia di Cannara o Vinsanto umbro.

La storia di San Costanzo

Il 29 gennaio si festeggia San Costanzo, primo Vescovo e di Perugia e uno dei patroni del capoluogo umbro insieme a San Lorenzo e Sant’Ercolano. La storia della vita di San Costanzo e ciò che ne aleggia intorno è ricco di meraviglia, stupore, fede e misticismo con un pizzico di romanticismo e di dolcezze. Vediamo perché.

San Costanzo Martire
In “Mille Santi del Giorno” di Piero Bargellini, una raccolta delle storie delle vite dei Santi, si legge la descrizione di Costanzo, che possiamo datare intorno al II secolo d. C, come un uomo dedito alla fede, alla bontà e generosità verso i poveri e un grande senso del dovere verso la Chiesa Cristiana soprattutto durante le persecuzioni dell’Imperatore Marco Aurelio.

Si narra che Costanzo, sotto l’Impero di Marco Aurelio fu martirizzato e perseguitato brutalmente: rinchiuso nel calidarium (antiche terme romane) a temperature altissime, uscendone però, miracolosamente, indenne. Fu arrestato diverse volte e costretto a camminare sui carboni ardenti ma nulla riuscì a scalfire la fede di San Costanzo. Intorno l’anno 178 fu arrestato nuovamente e decapitato a Foligno.

La salma di San Costanzo fece poi ritorno a Perugia dove trovò riposo in quella che sarà poi la prima Cattedrale di Perugia, fuori le porte di San Pietro e oggi conosciuta come Chiesa di San Costanzo.

La tradizione dell’Occhiolino
Per gli amanti del Romanticismo, ecco per voi una leggenda secondo la quale, durante le celebranzioni del Santo, l’immagine di San Costanzo possa fare “l’occhiolino” alle ragazze nubili (e vergini secondo tradizione medievale) che si presentano nella Chiesa dove riposa il Santo, per chiedere se si sposeranno entro l’anno. Naturalmente è un gioco di luci e ombre che rende il tutto magico con un pizzico d’amore.

Alle fanciulle senza la previsione del lieto evento da parte del Santo, verrà regalato dal fidanzato il dolce tipico perugino ma soprattutto tipico della Festa di San Costanzo, il Torcolo.

 

Il torcolo di San Costanzo

Il dolce tipico della tradizione per festeggiare San Costanzo è, appunto, il Torcolo, dietro la quale si celano tante leggende e misteri legati al Santo che rendono ancora oggi questo dolce ricco di fascino e storia.
Si tramanda, infatti, che il torcolo sia a forma di ciambella per ricordare la corona i fiori che su posta sulla corpo del Santo dopo la decapitazione o ancora che il buco rappresenti la testa mozzata del Santo e in ultimo che la sua forma a ciambella rimandi alla corona sfilata dal capo del Santo una volta decapitata. Ecco perch un dolce tempestato da canditi colorati, in ricordo alle pietre preziose della colora! I cinque tagli sulla ciambella sono, invece, riconducibile ai porte di accesso ai cinque rioni del centro storico di Perugia: Porta San Pietro Porta Sole, Porta Eburnea, Porta Susanna, e Porta Sant’Angelo.

Il torcolo di San Costanzo, nonostante la grande importanza che ricopre durante la festa del 29 gennaio, è un dolce che viene oggi gustato in Umbria durante tutto l’anno!

Credit foto
Regione Umbria
Umbria Tourism
Comune di Perugia