Cosa fare in Umbria in Aprile? Te lo dice UmbriaSì

L’Umbria in aprile si veste di primavera, offrendo un mix perfetto di tradizioni, spiritualità e natura rigogliosa.

Con la Pasqua in arrivo, questo mese diventa un momento speciale per scoprire il cuore verde d’Italia.

Ecco le nostre tre tips su cosa fare in Umbria in Aprile

Vivi le suggestive celebrazioni pasquali

La Pasqua in Umbria è un’esperienza spirituale e culturale unica. Assisti alle celebrazioni religiose nei luoghi simbolo come la Basilica di San Francesco ad Assisi o la Cattedrale di San Lorenzo a Perugia. Nei borghi, come Gubbio o Orvieto, le tradizioni pasquali si animano con rievocazioni storiche, processioni e eventi che coinvolgono tutta la comunità. La Processione del Venerdì Santo a Todi, per esempio, è un momento suggestivo e carico di emozione.

Immergiti nella natura fiorita

In aprile, la natura umbra è al suo massimo splendore. Concediti passeggiate tra i prati fioriti e gli uliveti, oppure esplora i sentieri del Monte Subasio o del Parco del Lago Trasimeno, dove i panorami mozzafiato si uniscono al clima primaverile perfetto. Approfitta della stagione per un picnic all’aria aperta o per esplorare i giardini fioriti delle ville storiche.

Assapora i sapori autentici della Pasqua

La cucina umbra celebra le tradizioni pasquali con piatti unici. Non perderti la Torta di Pasqua, un delizioso pane salato da gustare con capocollo e formaggi locali, o il classico agnello al forno. Visita i mercati locali per scoprire prodotti freschi e dolci tipici come la Ciaramicola, una torta di pasta frolla ricoperta di meringa e zuccherini colorati. Completa il tuo viaggio con un calice di vino Grechetto o Sagrantino, perfetti per esaltare i sapori umbri.

💚 Ti Aspettiamo in Umbria 💚

Città del Cioccolato

A Perugia c’è una nuova meta da vivere con tutti i sensi: la Città del Cioccolato

A Perugia c’è un modo nuovo di vivere il centro storico: non soltanto attraversando piazze, chiese e panorami, ma lasciandosi guidare da un richiamo che appartiene alla memoria di tutti, il profumo del cioccolato.

Nel cuore della città prende forma la Città del Cioccolato, un grande museo esperienziale dedicato al cacao e al cioccolato, pensato per trasformare la visita in un viaggio culturale e sensoriale capace di parlare a famiglie, coppie, appassionati di enogastronomia e viaggiatori curiosi. Non è un caso che questo progetto nasca proprio qui: Perugia è storicamente legata al cioccolato e al suo “saper fare”, e questa vocazione oggi si traduce in una destinazione contemporanea, coerente con la traiettoria che la città porta avanti da anni anche attraverso Eurochocolate, kermesse iconica che da oltre trent’anni continua ad affermarsi come il più grande evento internazionale dedicato al cacao e al cioccolato.

La sede è essa stessa parte dell’esperienza: l’ex Mercato Coperto, uno dei luoghi simbolo della vita urbana cittadina, a due passi dagli itinerari culturali principali.

Entrare nella Città del Cioccolato significa anche riscoprire un edificio che per decenni è stato punto di incontro e di scambio, oggi riattivato come spazio di cultura, intrattenimento e conoscenza.

In oltre 2.800 mq di percorso, il visitatore è accompagnato in una narrazione che parte dalle civiltà mesoamericane, attraversa l’Europa delle corti e delle innovazioni tecniche, giungendo fino ad oggi, e mostrando come il cacao sia diventato il cioccolato che conosciamo: non solo un alimento, ma un fenomeno economico e culturale che intreccia territori, stili produttivi, consumo, immaginario e design.

Il museo non si limita a “raccontare la storia”: mette in scena la filiera, con attenzione alla biodiversità, ai Paesi produttori, alle trasformazioni tecnologiche e alle questioni contemporanee di sostenibilità e qualità, usando linguaggi immersivi e multimediali che rendono la visita accessibile e coinvolgente senza rinunciare ai contenuti.

Il viaggio prosegue arrivando a Perugia, riconosciuta come capitale italiana del cioccolato: non solo per essere la città d’origine della Perugina e dell’iconico Bacio, ma anche per la capacità di coniugare tradizione e innovazione grazie ad Eurochocolate, questo novembre alla sua trentaduesima edizione.

Infine, uno dei momenti memorabili della visita museale, è la fabbrica Bean to Bar, dove il pubblico può seguire l’intero processo di trasformazione dalla fava alla tavoletta, senza ricorrere a semilavorati: è qui che l’esperienza smette di essere soltanto contemplativa e diventa comprensione reale, fatta di macchinari, gesti, profumi, competenze artigianali e differenze sensoriali che spiegano cosa significhi davvero qualità.

La Città del Cioccolato, però, non è concepita come un museo: è un luogo vivo, progettato per aprirsi alla città e rinnovarsi nel tempo attraverso mostre temporanee, eventi, workshop, degustazioni e attività educative per scuole e famiglie, con l’idea di fare del cacao un punto di partenza per parlare anche di territori, filiere, gusto e consapevolezza.

In questa logica rientra anche il ChocoShop, accessibile senza biglietto, che funziona come tappa urbana autonoma nel cuore di Perugia: uno spazio in cui la visita può continuare sotto forma di scoperta, regalo e curiosità, con proposte provenienti da più di 150 brand internazionali, europei ed Italiani.

A rendere l’esperienza ancora più ricca è il dialogo con altri spazi identitari della città, che ampliano la visita oltre il percorso museale. Da un lato, il museo offre l’accesso a uno scorcio sorprendente e poco conosciuto: l’Arcone, monumentale struttura di sostegno dell’area di Piazza Matteotti, oggi restituita alla fruizione con un suggestivo passaggio illuminato. È un luogo che aggiunge profondità storica alla visita: la tradizione locale lo lega anche alla memoria della Perugia medievale e al racconto della prigionia di San Francesco dopo la battaglia del 1202 di Collestrada, trasformando un elemento strutturale della città in una tappa narrativa inattesa. Dall’altro lato, a pochi passi dal museo, rivive un frammento decisivo della storia del cioccolato perugino: il recupero degli spazi del primo laboratorio Perugina risalente al 1907, restaurati e valorizzati come luogo di memoria e racconto delle origini.

Accanto a questi ambienti storici prende vita anche LAB – Luisa Annibale Base, un hub esperienziale dedicato a incontri, degustazioni, attività e momenti di approfondimento: uno spazio pensato per far accadere il cioccolato, non solo per raccontarlo, ospitando appuntamenti con professionisti, percorsi guidati e iniziative che mettono al centro il gesto, la conoscenza e la dimensione conviviale. Insieme, museo, LAB e spazi storici costruiscono un ecosistema coerente: un itinerario che unisce racconto e pratica, memoria e contemporaneità, città e filiera, rendendo Perugia leggibile attraverso un filo conduttore immediato e universale come il cacao.

In sintesi, la Città del Cioccolato non aggiunge semplicemente “un’attrazione” all’offerta locale: costruisce una nuova soglia di accesso a Perugia, perché unisce esperienza, identità e racconto in un formato contemporaneo, dove il visitatore non si limita a vedere, ma impara, assaggia, attraversa e si lascia sorprendere.

Per chi visita l’Umbria, è un motivo in più per scegliere Perugia; per chi Perugia la conosce già, è un modo radicalmente diverso — più sensoriale, più narrativo, più immersivo — di riscoprirla.

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Primavera in Umbria: idee semplici per viverla davvero

La primavera è il momento in cui l’Umbria cambia passo. Le giornate si allungano, i borghi tornano a vivere e tutto invita a rallentare.

È anche il periodo ideale per chi cerca:

💚un viaggio di coppia
💚qualche giorno in famiglia
💚una pausa con un piccolo gruppo di amici

Qui trovi alcune idee semplici, pensate per vivere l’Umbria con calma, senza programmi troppo rigidi e senza la sensazione di “dover vedere tutto”.

Perché scegliere l’Umbria in primavera

In primavera l’Umbria è più autentica. Non c’è ancora il caldo estivo, non ci sono le folle e si può davvero godere del territorio.

È il momento perfetto per:

💚passeggiare nei borghi
💚fermarsi a chiacchierare con chi vive qui
💚assaporare il cibo locale senza fretta

E soprattutto, è il periodo giusto per viaggiare bene, senza stress.

Un weekend tra borghi, natura e silenzi

Non serve spostarsi continuamente per scoprire l’Umbria. Anzi, spesso basta scegliere una zona e viverla davvero. 

Un weekend ideale può includere:

💚borghi in pietra
💚sentieri panoramici
💚tempo libero per fermarsi dove capita

Perfetto per chi vuole staccare la spina e ritrovare un ritmo più lento.

Esperienze enogastronomiche autentiche

In Umbria il cibo è una cosa seria, ma mai ostentata.

In primavera è bello visitare:

💚cantine familiari
💚frantoi
💚aziende agricole

Esperienze semplici, genuine, che piacciono anche ai più giovani e rendono il viaggio più vero.

Turismo lento e “soft”

Non tutti amano affaticarsi, correre e camminare per ore. E va benissimo così.

L’Umbria offre tantissime possibilità per:

💚passeggiate nella natura da fare a piedi o in bicicletta
💚tratti brevi di cammini che attraversano alcuni dei borghi e delle città più belle del Cuore Verde d’Italia
💚percorsi facili, adatti a tutti, anche per i più piccoli

Viaggiare bene significa anche organizzare bene

Un viaggio riuscito è fatto di scelte semplici, ma giuste. Dalla zona in cui dormire alle esperienze da vivere, ogni dettaglio conta.

Vuoi organizzare la tua primavera in Umbria?

Raccontaci che tipo di viaggio hai in mente. Ti aiutiamo a costruire un’esperienza su misura, pensata per te.

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In Umbria: itinerari d’inverno tra borghi e santuari

Febbraio è il mese in cui l’Umbria invita a rallentare. È il cuore dell’inverno, quando il paesaggio si fa essenziale e i luoghi raccontano la loro anima con maggiore autenticità. Sulle orme di San Francesco, questo è il tempo ideale per scoprire un territorio fatto di eremi, abbazie e luoghi di spiritualità immersi nella natura.

Il francescanesimo non vive solo nei grandi santuari, ma si diffonde capillarmente tra boschi, vallate e colline. Sono luoghi nati per l’ascolto, la preghiera e la vita semplice, che oggi offrono al viaggiatore un’esperienza di turismo lento e consapevole.

Eremi e abbazie: il cuore nascosto dell’Umbria francescana

In tutta l’Umbria, piccoli eremi e antiche abbazie segnano il paesaggio come punti di riferimento discreti ma profondi. Strutture in pietra, spesso isolate, che dialogano con l’ambiente circostante e invitano a una visita rispettosa e senza fretta.

Luoghi come l’Eremo delle Carceri, l’Abbazia di San Pietro in Valle in Valnerina o il Santuario di Greccio (nella vicina provincia di Rieti) raccontano un modo di vivere il sacro legato alla semplicità e al territorio. In febbraio, lontano dai periodi di maggiore affluenza, questi spazi si rivelano nella loro dimensione più autentica.

Un viaggio che attraversa il territorio

Visitare l’Umbria francescana in inverno significa spostarsi tra borghi, vallate e aree naturali seguendo un filo invisibile fatto di spiritualità e paesaggio. Non serve un itinerario preciso: ogni deviazione può condurre a un luogo di raccoglimento, a un monastero nascosto, a una chiesa rurale che conserva secoli di storia.

È un viaggio che unisce Assisi, cuore simbolico del francescanesimo, a molte altre realtà del territorio, valorizzando una rete di luoghi meno noti ma profondamente identitari.

Scegliere febbraio per visitare l’Umbria significa vivere una stagione spesso sottovalutata, ma capace di offrire esperienze profonde e rigenerative. Tra eremi, abbazie e paesaggi invernali, il viaggio sulle orme di San Francesco diventa un invito a riscoprire il valore della lentezza e dell’essenzialità.

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Cosa fare in Umbria in Febbraio? Te lo dice UmbriaSì

Febbraio è il mese di San Valentino, e l’Umbria, con il suo fascino romantico e i suoi paesaggi da sogno, è la meta ideale per celebrare l’amore. Che tu voglia sorprendere la tua dolce metà o semplicemente vivere un’esperienza indimenticabile, questa terra sa come accendere il romanticismo.

Ecco le nostre tre tips su cosa fare in Umbria in Febbraio

Celebra l’amore nella terra di San Valentino

Terni, città natale di San Valentino, si trasforma nel cuore pulsante del romanticismo durante questo mese. La Basilica di San Valentino ospita la suggestiva Festa della Promessa, dove le coppie possono rinnovare i loro voti d’amore. Inoltre, l’atmosfera è impreziosita da eventi speciali, concerti e mercatini dedicati agli innamorati. Un’occasione perfetta per rendere il tuo San Valentino davvero unico, immerso in una cornice storica e romantica.

Esperienze da condividere: spa e relax di coppia

Febbraio è il mese ideale per concedersi momenti di puro relax insieme. Scegli un soggiorno in una delle spa immerse nelle colline umbre, dove potrai goderti trattamenti benessere, massaggi di coppia e piscine riscaldate con vista mozzafiato. Le atmosfere intime e i panorami suggestivi creano il contesto perfetto per coccolarti e condividere momenti di complicità con la tua metà.

Un brindisi all’amore: degustazioni in cantina 

L’Umbria è terra di grandi vini e a febbraio le cantine si trasformano in luoghi ideali per celebrare l’amore. Molte cantine offrono pacchetti esclusivi per coppie, con brindisi romantici tra botti antiche e panorami da sogno. Un’esperienza che unisce sapori autentici e atmosfere indimenticabili.

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San Francesco e il senso del nuovo inizio

Gennaio è il mese dei silenzi, delle strade più vuote e dell’aria limpida che avvolge le colline umbre. È anche il momento ideale per visitare Assisi, quando la città di San Francesco si mostra nella sua dimensione più autentica e raccolta. Lontano dalla folla, il messaggio francescano del ricominciare diventa quasi tangibile.

Per San Francesco, infatti, l’inizio non coincideva con il calendario, ma con una scelta interiore: spogliarsi del superfluo per ritrovare l’essenziale. Ed è proprio questo spirito che rende gennaio un mese speciale per chi arriva qui in cerca di senso, bellezza e lentezza.

Assisi d’inverno: un’esperienza intima

Visitare Assisi a gennaio significa viverla come un luogo dell’anima. Le pietre rosate delle mura medievali sembrano assorbire la luce invernale, le botteghe procedono con un ritmo calmo, e il tempo sembra dilatarsi. È il contesto perfetto per comprendere San Francesco non solo come santo, ma come uomo in cammino.

Una passeggiata mattutina verso la Basilica di San Francesco, avvolta dalla nebbia leggera, regala un’atmosfera quasi mistica. All’interno, gli affreschi raccontano una vita fatta di rotture e nuovi inizi: dalla rinuncia ai beni paterni fino alla nascita di una fraternità destinata a cambiare la storia.

Il messaggio francescano del ricominciare

Gennaio è il mese dei buoni propositi, e San Francesco può essere una guida sorprendentemente attuale. Il suo “nuovo inizio” non era fatto di accumulo, ma di sottrazione: meno cose, meno rumore, più relazione. Un messaggio che parla anche al viaggiatore contemporaneo, sempre più attratto da esperienze autentiche e rigenerative.

Luoghi come l’Eremo delle Carceri, immerso nel bosco del Monte Subasio, invitano al silenzio e alla riflessione. Qui Francesco si ritirava per pregare e ascoltare, e ancora oggi il visitatore può fermarsi, respirare e ritrovare un contatto profondo con la natura e con sé stesso.

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Il Torcolo di San Costanzo

Il dolce tipico della tradizione per festeggiare San Costanzo è, appunto, il Torcolo, dietro la quale si celano tante leggende e misteri legati al Santo che rendono ancora oggi questo dolce ricco di fascino e storia.
Si tramanda, infatti, che il torcolo sia a forma di ciambella per ricordare la corona i fiori che su posta sulla corpo del Santo dopo la decapitazione o ancora che il buco rappresenti la testa mozzata del Santo e in ultimo che la sua forma a ciambella rimandi alla corona sfilata dal capo del Santo una volta decapitata. Ecco perché un dolce tempestato da canditi colorati, in ricordo alle pietre preziose della colora! I cinque tagli sulla ciambella sono, invece, riconducibile alle porte di accesso ai cinque rioni del centro storico di Perugia: Porta San Pietro Porta Sole, Porta Eburnea, Porta Susanna, e Porta Sant’Angelo.

Il torcolo di San Costanzo, nonostante la grande importanza che ricopre durante la festa del 29 gennaio, è un dolce che viene oggi gustato in Umbria durante tutto l’anno!

Ma vediamo la Ricetta:

Ingredienti:
600 gr di farina
330 gr di acqua tiepida
170 gr di zucchero
85 gr di olio extravergine d’oliva
1 uovo
85 gr di burro
25 gr di lievito di birra
170 gr di cedro candito
170 gr di uvetta sultanina
170 gr di pinoli
semi di anice a piacere

Procedimento:
Disporre la farina a fontana sulla spianatoia, o in una ciotola, sbriciolare al centro il lievito e cominciare ad impastare con l’acqua tiepida raccogliendo man mano la farina dai bordi. Una volta che l’impasto risulta omogeneo e ben amalgamato, lasciarlo riposare e lievitare per circa 2 ore in un luogo caldo e non umido.
Completata la lievitazione, rovesciare l’impasto (deve raddoppiare) sulla spianatoia allargandola leggermente con il palmo della mano e aggiungere il burro a pezzettini (temperatura ambiente), lo zucchero e l’olio. Una volta amalgamati gli ingredienti, aggiungere il cedro candito a dadini, l’uvetta, i pinoli, anice a piacere. Lavorarla fino a far amalgamar bene tutta la frutta candita e la frutta seca, formare la ciambella e metterla in una tortiera imburrata per farla lievitare circa 3 ore,
Dopo l’ultima lievitazione, spennellare la superficie del Torcolo con tuorlo d’uovo e fare 5 tagli leggeri con la punta del coltello.
Cuocere in forno preriscaldato a  180° per 45 minuti circa.

Abbinamento consigliato: Vernaccia di Cannara o Vinsanto umbro.

La storia di San Costanzo

Il 29 gennaio si festeggia San Costanzo, primo Vescovo e di Perugia e uno dei patroni del capoluogo umbro insieme a San Lorenzo e Sant’Ercolano. La storia della vita di San Costanzo e ciò che ne aleggia intorno è ricco di meraviglia, stupore, fede e misticismo con un pizzico di romanticismo e di dolcezze. Vediamo perché.

San Costanzo Martire
In “Mille Santi del Giorno” di Piero Bargellini, una raccolta delle storie delle vite dei Santi, si legge la descrizione di Costanzo, che possiamo datare intorno al II secolo d. C, come un uomo dedito alla fede, alla bontà e generosità verso i poveri e un grande senso del dovere verso la Chiesa Cristiana soprattutto durante le persecuzioni dell’Imperatore Marco Aurelio.

Si narra che Costanzo, sotto l’Impero di Marco Aurelio fu martirizzato e perseguitato brutalmente: rinchiuso nel calidarium (antiche terme romane) a temperature altissime, uscendone però, miracolosamente, indenne. Fu arrestato diverse volte e costretto a camminare sui carboni ardenti ma nulla riuscì a scalfire la fede di San Costanzo. Intorno l’anno 178 fu arrestato nuovamente e decapitato a Foligno.

La salma di San Costanzo fece poi ritorno a Perugia dove trovò riposo in quella che sarà poi la prima Cattedrale di Perugia, fuori le porte di San Pietro e oggi conosciuta come Chiesa di San Costanzo.

La tradizione dell’Occhiolino
Per gli amanti del Romanticismo, ecco per voi una leggenda secondo la quale, durante le celebranzioni del Santo, l’immagine di San Costanzo possa fare “l’occhiolino” alle ragazze nubili (e vergini secondo tradizione medievale) che si presentano nella Chiesa dove riposa il Santo, per chiedere se si sposeranno entro l’anno. Naturalmente è un gioco di luci e ombre che rende il tutto magico con un pizzico d’amore.

Alle fanciulle senza la previsione del lieto evento da parte del Santo, verrà regalato dal fidanzato il dolce tipico perugino ma soprattutto tipico della Festa di San Costanzo, il Torcolo.

 

Il torcolo di San Costanzo

Il dolce tipico della tradizione per festeggiare San Costanzo è, appunto, il Torcolo, dietro la quale si celano tante leggende e misteri legati al Santo che rendono ancora oggi questo dolce ricco di fascino e storia.
Si tramanda, infatti, che il torcolo sia a forma di ciambella per ricordare la corona i fiori che su posta sulla corpo del Santo dopo la decapitazione o ancora che il buco rappresenti la testa mozzata del Santo e in ultimo che la sua forma a ciambella rimandi alla corona sfilata dal capo del Santo una volta decapitata. Ecco perch un dolce tempestato da canditi colorati, in ricordo alle pietre preziose della colora! I cinque tagli sulla ciambella sono, invece, riconducibile ai porte di accesso ai cinque rioni del centro storico di Perugia: Porta San Pietro Porta Sole, Porta Eburnea, Porta Susanna, e Porta Sant’Angelo.

Il torcolo di San Costanzo, nonostante la grande importanza che ricopre durante la festa del 29 gennaio, è un dolce che viene oggi gustato in Umbria durante tutto l’anno!

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Regione Umbria
Umbria Tourism
Comune di Perugia

Il Pozzo di San Patrizio: un’opera idraulica pionieristica

Correva l’anno 1527 quando all’architetto fiorentino Antonio da Sangallo il Giovane fu commissionata la costruzione di un Pozzo nel cuore della città di Orvieto, un’opera che si sarebbe rivelata poi una vera e propria impresa pioneristica e all’avanguardia.
A ordinare l’incarico fu l’allora Pontefice Clemente VII, durante il Sacco di Roma, che desiderava dare alla città che gli dava rifugio (dopo esservi arrivato travestito da ortolano), un approvvigionamento di acqua sempre disponibile, soprattutto durante i periodi difficili come assedi (o carestie). Fu anche coniata successivamente una medaglia, oggi conservata nei Musei Vaticani, con inciso “ut populus bibat” – “perché il popolo beva”.

Inizialmente il Papa aveva immaginato il Pozzo ad uso della rocca fortificata della Fortezza dell’Albornoz (da qui il nome “Pozzo della Rocca”). Dobbiamo attendere l’800 per l’attuale nome Pozzo di San Patrizio.

Avanguardia Rinascimentale
L’architetto Sangallo progettò il Pozzo a forma cilindrica, profondo 58 metri, partendo e prendendo ispirazione dalla scala a chioccola della Villa del Belvedere in Vaticano con un design elicoidale di scalini (ben 248) progettati in modo che non si creassero ingorghi di persone, e infatti chi scendeva e chi saliva, aveva la propria “via” libera, soprattutto chi vi si recava con i muli.
72 sono le finestre che illuminano il pozzo fino a raggiungere la penombra in profondità, dove vi si trova un piccolo ponte a collegare le due scalinate.
Il Pozzo, completato nel 1537, fu costruito scavando nel tufo (Orvieto è famosa proprio per i suoi terreni tufacei e le gallerie di tufo dove oggi si conservano e affinano molti vini famosi Orvietani) e poi nell’argilla sino ad arrivare alla falda acquifera di origine naturale.
All’ingresso vi si legge “quod natura munimento inviderat industria adiecit – ciò che non aveva dato la natura, procurò l’industria”, una chiara celebrazione dell’ingegno umano al servizio della natura.

Il Pozzo e l’Irlanda
Come accennato, il nome Pozzo di San Patrizio, arrivo nell’800 per volere dei frati del Convento dei Servi che erano a conoscenza della leggenda del “santo irlandese”, San Patrizio custode di una grotta così profonda da non avere un fondo tanto da essere riconosciuto come Purgatorio di San Patrizio (ed una volta raggiunto il fondo superando delle “prove” si potesse accedere poi al Paradiso) e che il pozzo fosse persino collegato all’Irlanda, dove il Santo fece opera di evangelizzazione, e spesso trovava nel Pozzo un momento di riflessione e di preghiera. Fu così che il Pozzo divenne una meta sacra più che militare. Oggi meta turistica e culturale di grande impatto ed emozionalità.

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L’Umbria da Fiction

L’Umbria da Fiction
Benvenuti in Umbria, nel cuore verde dell’Italia, una Regione che incanta con la sua bellezza naturale e il suo fascino storico. Ma c’è qualcosa di magico nell’Umbria che va oltre i suoi paesaggi mozzafiato e le sue città medievali: è il luogo dove la magia del cinema e della televisione prende vita!
In questo viaggio cinematografico, esploreremo i luoghi incantati dell’Umbria che sono servito da sfondo per film e fiction, portando sullo schermo la ricchezza della sua cultura e della sua storia.

Città della Pieve e “CARABINIERI”
Città della Pieve caratterizzata dai suoi edifici in mattoni rossi e situata al confine tra l’Umbria e la Toscana, è stata forse la prima location in Umbria a fare da sfondo per avvincenti inseguimenti tra criminali e carabinieri, nella Fiction “Carabinieri” e che ha fatto da trampolino di lancio nella carriera da attori come Manuela Arcuri, Martina Colombari, Lorenzo Crespi…
La caserma dei carabinieri è stata collocata in via Maddalena 34 in un istituto tecnico.
Il celebre Bar Pippo, frequentato dai protagonisti della fiction, si trova invece in Piazza Matteotti, ed è ancora oggi attivo.

Assisi e “CHE DIO CI AIUTI
Assisi è stata la protagonista delle ultime stagioni della celebre fiction Rai “Che Dio ci aiuti”.
Girovagando per le strade della città, è possibile identificare gli edifici storici di Assisi che fungono da cornice alle avventure di Suor Angela, interpretata dall’attrice Elena Sofia Ricci, che attraversa il centro storico a bordo del suo ormai iconico pulmino blu. Location delle riprese sono state anche la maestosa Basilica Papale di San Francesco, la Basilica di Santa Chiara e la Cattedrale di San Rufino. Molti dei dialoghi tra Suor Angela e Suor Costanza, interpretata dall’attrice Francesca Chillemi, sono state girate, per esempio, nella chiesetta di San Giacomo de Muro Rupto.

Perugia e “LUISA SPAGNOLI”
Perugia
, la pittoresca capitale dell’Umbria, è stata il set per numerose produzioni cinematografiche e televisive: una tra queste, trasmessa nel 2016, è la serie televisiva dedicata a Luisa Spagnoli (ne avevamo parlato qui), imprenditrice lungimirante e creatrice del marchio di moda che porta il suo nome e del famoso Bacio Perugina, il cioccolatino con la nocciola ideato insieme al marito Francesco Buitoni.
La scenografia si è sviluppata soprattutto in piazza IV Novembre, tra la Cattedrale di San Lorenzo, la Fontana Maggiore e Palazzo Priori. Luisa Spagnoli, interpretata dalla bellissima e bravissima Luisa Ranieri, ha sfoggiato eleganti abiti d’epoca mentre percorreva Corso Vannucci, il corso principale di Perugia ma anche le suggestive scalette di Sant’Ercolano

“DON MATTEO” tra Gubbio e Spoleto
Gubbio
, con le sue case di pietra e i vicoli stretti, è un vero tesoro medievale che ha attirato registi di tutto il mondo. La città è stata utilizzata come primo set per il film “Don Matteo”, prima di passare. Gubbio offre un’atmosfera autentica che ha reso la serie ancora più coinvolgente per gli spettatori. A Gubbio, in particolare, sono stati utilizzati la Chiesa di San Giovanni per la canonica e la chiesa della Fiction. Nella Piazza Grande, di fronte al Palazzo dei Consolo, invece, si trovata la caserma del maresciallo Cecchini, dove è ancora posizionato il tavolo delle partite a scacchi tra Don Matteo e il Maresciallo. Le famose passeggiate in bicicletta di Terence Hill – DON MATTEO, sono girare in Via Savelli, Via Piccardi e Via Baldassini.

A Spoleto, invece, la maestosa Cattedrale di Santa Maria Assunta, conosciuta anche come Duomo di Spoleto, è la location iconica della serie. Questo capolavoro di architettura romanica ospita opere d’arte straordinarie e rappresenta uno dei luoghi più sacri della città. Nella trama di “Don Matteo”, la cattedrale ospita la Canonica, la Caserma dei Carabinieri e il Parlatorio.
Poco distante si può ammirare Piazza della Signoria dove sono state girate molte scene della Fiction. Palazzo Bufalini è stato utilizzato per le riprese in esterna della Caserma dei Carabinieri.

L’Umbria è molto più di un’incantevole regione italiana: è un mondo di possibilità per cineasti e registi che desiderano catturare la sua bellezza e il suo fascino senza tempo. Esplorare i luoghi dove sono stati girati film e fiction in Umbria è un modo affascinante per scoprire la regione da una prospettiva unica, attraverso gli occhi dei creatori cinematografici che hanno reso questi luoghi indimenticabili sul grande e piccolo schermo.