Le Merlettaie del pizzo d’Irlanda dell’Isola Maggiore

All’inizio del Novecento, la marchesa Elena Guglielmi portò sull’Isola Maggiore nel lago Trasimeno la tecnica di lavorazione del merletto a punto Irlanda, ispirata alle tradizioni nate nei monasteri irlandesi alla fine del XIX secolo, secondo l’antica arte dei merletti di Venezia.

Invece di essere realizzato con ago e fuselli, la particolarità di questo merletto viene creato a uncinetto utilizzando un filato estremamente sottile. La lungimiranza della Marchesa, fu anche quella di portare da Torino, un’insegnante che potesse trasmettere l’arte del merletto a quella che fu poi la prima maestra isolana, Elvira Tosetti, alla quale fu affidata anche la fondazione e la direzione della scuola di merletto sull’isola per le giovani donne, figlie di pescatori, che sino ad allora svolgevano varie attività durante il giorno senza però percepire alcun pagamento. La scuola diede loro la possibilità e l’opportunità di ricevere una formazione professionale, imparando diverse tecniche per la creazione di tovaglie, lenzuola, vestiti, fazzolettini, guanti etc, una certa indipendenza economica (nel primo anno il loro guadagno fu di circa 390 lire, il secondo anno di circa 2300 lire) e consentire loro di contribuire alle spese familiari.

Le si vedevano sedute sull’uscio di casa dedite all’uncinetto e alle confezioni di trine. Queste fanciulle e le loro creazioni divennero ben presto stimane dalle nobil donne, clienti abituali della scuola.

Ben presto, i manufatti vennero esposti alla mostra mercato permanente delle Arti Decorative Italiane di Perugia e i campionari inviati alle Industrie Femminili Italiane di Roma, per essere venduti poi in tutta Italia e all’estero. Le trine d’Irlanda dell’Isola Maggiore divennero famose e molto apprezzate e richieste dal settore dell’alta moda, contribuendo positivamente all’economia dell’isola, specialmente in periodi di crisi della pesca.

In seguito, negli anni Trenta, con il cambio dello stile della moda e con le influenze che cominciarono ad arrivare dall’America, il merletto d’Irlanda non fu più di moda e la scuola fu costretta a chiudere.
Le donne isolane, continuarono a lavorare il merletto per il proprio corredo personale e come eredità.

Nel 1963, l‘isolana Maria Vittoria Semolesti riavviò l’attività fondando una cooperativa di merlettaie per la vendita del merletto d’Irlanda. Anche se la cooperativa chiuse nel 1975, le merlettaie continuarono a lavorare individualmente. È così che via Guglielmi, con le sue merlettaie, divenne una delle attrazioni dell’isola, attirando turisti che ammiravano il processo di creazione delle trine. Ancora oggi, è possibile trovare qualche merlettaia che lavora sull’uscio di casa.

Le ultime merlettaie dell’Isola Maggiore, tutte discendenti dalla scuola di Maria Vittoria Semolesti, operano ancora oggi. Nel centro dell’isola, nel palazzo che un tempo ospitava la confraternita di Santa Maria dei Disciplinati, è stato istituito il Museo del Merletto, che espone i lavori realizzati dalle donne dell’Isola Maggiore dal 1904 alla fine del XX secolo.

La Cascata delle Marmore

La Cascata delle Marmore, formata dal Velino e dal Nera, affluenti del Tevere, è una delle attrazioni naturalistiche più visitata in Umbria, benché sia una cascata artificiale, ha origini antichissime che risalgono già all’epoca romana, nel 271 a.C: è in questa data che il console romano Manio Curio Dentato con un ingegnoso intervento idraulico, fece costruire un canale al fine di far defluire le acque che stagnavano del Velino nella Sabina (pianura reatina), pericolose per la popolazione vicina, verso il fiume Nera. L’intervento fu cosi chiamato e conosciuto nel tempo come “Cavo Curiano”.
Altri interventi fatti per contrastare gli allagamenti nei periodi di piena dei fiumi risalgono al 1422, a cura dell’ingegnere Aristotile Fioravanti e affidati da Braccio Fortebraccio da Montone. In quest’occasione fu realizzato un nuovo canale chiamato “reatino”. Altri interventi risalgono nel 1547 da Antonio Da Sangallo, su commissione di Papa Paolo III con la costruzione di un terzo canale. Nel 1601 l’architetto Giovanni Fontana realizzò il canale “clementino” in onore di Papa Clemente III. Infine nel 1787 l’architetto Andrea Vici fece l’ultimo intervento che consegnò alla Cascata delle Marmore l’aspetto attuale.

Ad oggi la Cascata delle Marmore risulta la più alta cascata artificiale d’Europa.

CURIOSITÀ

  • Il nome deriva dalla ricchezza di carbonato di calcio sulle rocce che ricorda il marmo bianco.
  • Oggi la Cascata non è solo un’importante attrazione turistica e naturalistica per la ricchezza di flora e fauna, dalle alghe, muschi, felci, insetti, pesci, rettili, uccelli e piccoli mammiferi, ma è anche utilizzata per la produzione idroelettrica.
  • La Cascata non è sempre aperta a pieno regime (Attenti agli orari di apertura così da non perdere questo affascinante momento!!), e questo permette di ammirare la bellezza e la ricchezza della vegetazione che si mostra quando il flusso d’acqua della cascata è chiusa. La sua apertura viene annunciata attraverso un segnale acustico. Meravigliosa la vista dell’acqua che si getta con forza e crea, nelle giornate di sole, un meraviglioso arcobaleno. È possibile accedere alla Cascate sia dal Belvedere superiore sia dal Belvedere inferiore.
  • La notte le acque della cascata, quando aperte, sono illuminate da un impianto di illuminazioni a led.
  • La bellezza del Parco della Cascate delle Marmore è data anche dal poter ammirare lungo il percorso le grotte che l’acqua ha scavato nei secoli con stalattiti e stalagmiti nel travertino: alcune si possono visitare e la più famosa è la GROTTA DEGLI INNAMORATI

UNA ROMANTICA LEGGENDA

Lo Gnefro, una creatura fatata e leggendaria della cultura popolare umbra, narra la storia della ninfa di nome Nera invaghita del pastore Velino. La dea Giunone, che non accettava un amore tra una ninfa e un essere umano, trasformò la ninfa Nera in un fiume. Velino, credendo che la Ninfa Nera stesse affogando in quelle acque sino ad allora sconosciute, vi si gettò. Giove però, intenerito dal puro amore, trasformò anche il pastore Velino in fiume. Da allora il fiume Nera e fiume Velino poterono stare insieme per l’eternità.

LO SAPEVI CHE

  • Il soprano Gina Palmucci, profondamente innamorata del suo territorio, essendo di origini ternane, scelse come suo nome d’arte Nera Marmora;
  • La Cascata delle Marmore è stata dipinta da diversi pittori e raccontate da importanti letterali come Lord Byron;
  • È presente in molti film come Intervista di Federico Fellini nel 1987, la Sindrome di Stendhal di Dario Argento nel 1996, e ancora in fiction come Don Matteo;
  • Nel 2011 è la location per il concerto con l’orchestra
    “I Filarmonici di Roma” e nel 2012 il concerto per il “Tributo a Sergio Endrigo” di Simone Cristicchi;
  • Nel 2017 è protagonista della campagna pubblicitaria per la promozione del Turismo in Umbria insieme alla ex tuffatrice italiana Tania Cagnotto;
  • A gennaio 2023 è stata la location per la prova in esterna della trasmissione MasterChef.

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Le Acque dell'Umbria

Cosa fare in Umbria in Giugno? Te lo dice UmbriaSì

Giugno in Umbria offre un mix irresistibile di cultura, relax e natura incontaminata. Il clima mite e le giornate lunghe invitano a esplorare borghi affascinanti, paesaggi suggestivi e delizie enogastronomiche. 

Ecco le nostre tre tips su cosa fare in Umbria in Giugno

Arte, storia e relax nei borghi medievali 

Giugno è il momento ideale per immergersi nella storia e nella bellezza dei borghi umbri, senza la folla dell’alta stagione. Visita Spello, con le sue stradine fiorite e i capolavori artistici, oppure scopri Bevagna, dove l’atmosfera medievale si respira ad ogni angolo. Esplora Todi o Gubbio, tra piazze silenziose e viste mozzafiato. Dopo una giornata di esplorazione, rilassati in un agriturismo immerso nel verde, gustando la cucina locale.

Esperienze nella natura: trekking e passeggiate verdi 

L’Umbria a giugno è una festa per gli amanti della natura. Concediti un’escursione sui Monti Sibillini o un trekking lungo il Sentiero degli Ulivi, che collega Assisi a Spoleto, attraversando colline e uliveti. Se preferisci una giornata più rilassante, organizza un picnic sulle rive del Lago Trasimeno o goditi una passeggiata nei boschi ombreggiati del Monte Subasio.

Enogastronomia all’aperto: un viaggio tra sapori autentici 

Giugno è perfetto per vivere esperienze culinarie uniche all’aperto. Scopri le eccellenze del territorio con un tour delle cantine di Montefalco, dove il Sagrantino è protagonista, o fermati a Trevi per degustare l’olio extravergine d’oliva, simbolo della regione. Partecipa a una cena sotto le stelle in una fattoria locale o a una sagra paesana, dove potrai assaporare piatti tipici come la torta al testo o gli strangozzi al tartufo, accompagnati da un buon calice di vino.

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Festa dei Ceri a Gubbio

Ogni anno, il 15 maggio, Gubbio si prepara alla Festa dei Ceri, un’antichissima quanto folkloristica tradizione popolare che trae le sue origini, quelle pagane, da antichi riti propiziatori che gli ikuvini (l’originario nome italico degli Eugubini) dedicavano alle divinità presenti nelle sette Tavole di Gubbio, in particolare la Dea Cerere e che oggi sono custodite nel Palazzo dei Consoli.
Un’altra origine, prettamente cristiana, celebra il Patrono di Gubbio, Sant’Ubaldo a partire dal maggio del 1160, nella ricorrenza della sua morte.

La Festa dei Ceri è una tradizione molto sentita dagli Eugubini e che racconta la storia di un popolo che trae dalle sue radici la forza d’essere: tra i protagonisti di questa festa ci sono i Ceraioli, coloro che portano il Cero e che li coinvolge anche come tradizione da tramandare di padre in figlio.

I Ceri, custoditi nella Chiesa di Sant’Ubaldo durante l’anno, sono strutture in legno costruiti con la forma di prismi ottagonali che si sovrappongono. Al fine di rinforzare la struttura, all’interno del prisma di legno  vi è  un telaio composto da un asse e la parte che fuoriesce si chiama “timicchione”: quello posto in alto diventa il supporto per issare il Santo, mentre quello in basso chiamato “barella”, viene utilizzato dai Ceraioli per trasportarlo durante la corsa attraverso le vie della cittadina sino a raggiungere il Monte Igino, ove si trova la Basilica del Santo con le spoglie riposte nel 1194.
I Santi che invece sono trasportati sui Ceri dai Ceraioli sono, oltre a Sant’Ubaldo, San Giorgio, Sant’Antonio, nell’ordine in cui sfilano. Se Sant’Ubaldo è il Patrono di Gubbio, San Giorgio è il protettore dei commercianti e Sant’Antonio dei contadini.

Il percorso della Corsa dei Ceri, che parte dalla Chiesa dei Neri, è lungo circa 4 km e termina poi con una grande festa tra i vicoli caratteristici di Gubbio tra assaggi enogastronomici, spettacoli e musica.

 

Insomma una vera e propria festa, sentita e amata dagli Eugubini quanto da tutto il popolo umbro e che richiama ogni anno tanti visitatori e turisti, curiosi di scoprire un’antica tradizione ricca di storia e peculiarità.

 Dal 1973 i Ceri sono finanche diventati il simbolo della Regione Umbra.

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Cosa fare in Umbria in Maggio? Te lo dice UmbriaSì

Maggio è uno dei periodi migliori per visitare l’Umbria: la primavera è al suo culmine, le giornate sono lunghe e il clima è perfetto per esplorare.

Ecco le nostre tre tips su cosa fare in Umbria in Maggio

Scopri il trionfo della natura con passeggiate ed escursioni 

In maggio, i paesaggi umbri esplodono di colori e profumi. Approfitta delle temperature miti per esplorare i Monti Sibillini o il Parco del Monte Subasio con sentieri perfetti per trekking e passeggiate panoramiche. Un’altra esperienza unica è una visita al Lago Trasimeno, dove potrai fare un giro in barca verso le sue isole o rilassarti con una passeggiata sulle rive fiorite. Per chi ama i fiori, i prati e le colline sono un tripudio di bellezza naturale che invita a fermarsi per un picnic. Da non perdere una bella passeggiata insieme agli alpaca.

Immergiti nelle tradizioni locali: le Infiorate e le feste di maggio 

Maggio in Umbria è anche un mese ricco di tradizioni e feste. Non perdere le Infiorate di Spello, dove le strade si trasformano in opere d’arte fatte di petali colorati, un evento unico che celebra la primavera con creatività e fede. Anche i borghi umbri, come Gubbio con la Festa dei Ceri, offrono manifestazioni che uniscono storia e folclore in un’atmosfera vibrante e autentica.

Assapora la primavera con esperienze enogastronomiche

Maggio è perfetto per degustare i sapori autentici dell’Umbria in contesti incantevoli. Partecipa a un pranzo all’aperto in un agriturismo immerso nel verde, dove potrai gustare piatti primaverili come la crescia umbra e gli asparagi selvatici. Abbina il tutto con un calice di vino bianco fresco, magari un Grechetto prodotto nelle cantine di Torgiano o Montefalco. Per una giornata diversa, visita i frantoi aperti o i mercati agricoli, dove potrai acquistare prodotti freschi e artigianali.

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Cosa fare in Umbria in Aprile? Te lo dice UmbriaSì

L’Umbria in aprile si veste di primavera, offrendo un mix perfetto di tradizioni, spiritualità e natura rigogliosa.

Con la Pasqua in arrivo, questo mese diventa un momento speciale per scoprire il cuore verde d’Italia.

Ecco le nostre tre tips su cosa fare in Umbria in Aprile

Vivi le suggestive celebrazioni pasquali

La Pasqua in Umbria è un’esperienza spirituale e culturale unica. Assisti alle celebrazioni religiose nei luoghi simbolo come la Basilica di San Francesco ad Assisi o la Cattedrale di San Lorenzo a Perugia. Nei borghi, come Gubbio o Orvieto, le tradizioni pasquali si animano con rievocazioni storiche, processioni e eventi che coinvolgono tutta la comunità. La Processione del Venerdì Santo a Todi, per esempio, è un momento suggestivo e carico di emozione.

Immergiti nella natura fiorita

In aprile, la natura umbra è al suo massimo splendore. Concediti passeggiate tra i prati fioriti e gli uliveti, oppure esplora i sentieri del Monte Subasio o del Parco del Lago Trasimeno, dove i panorami mozzafiato si uniscono al clima primaverile perfetto. Approfitta della stagione per un picnic all’aria aperta o per esplorare i giardini fioriti delle ville storiche.

Assapora i sapori autentici della Pasqua

La cucina umbra celebra le tradizioni pasquali con piatti unici. Non perderti la Torta di Pasqua, un delizioso pane salato da gustare con capocollo e formaggi locali, o il classico agnello al forno. Visita i mercati locali per scoprire prodotti freschi e dolci tipici come la Ciaramicola, una torta di pasta frolla ricoperta di meringa e zuccherini colorati. Completa il tuo viaggio con un calice di vino Grechetto o Sagrantino, perfetti per esaltare i sapori umbri.

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La storia e le ricette della Pasqua in Umbria

Ci si avvicina alla Pasqua e sulle tavole umbre, imbandite di leccornie e decorate dai profumi della primavera con i suoi colori e il dolce suono delle tortore canterine, non possono mancare due piatti tradizionali della cultura e enogastronomica umbra: il dolce Ciaramicola da gustare per la colazione oppure a fine pasto abbinato con un Vin Santo umbro da Grechetto e Trebbiano,  e la Torta al formaggio che accompagna salumi e antipasti ricchi e saporiti.

La Ciaramicola e le sue origini
Una ciambella conosciuta nei borghi perugini già nel XV secolo, è un dolce lievitato ricoperto di candida meringa e arricchita a adornata da colorati confettini. Il suo impasto interno di presenta di un coloro rosso/rosato conferito dal liquore che si utilizza per questo dolce: l’Alchermes, a base di cocciniglia, acqua di rose, vaniglia, cannella, chiodi di garofano e coriandolo. Un liquore italiano molto amato dalla famiglia dei Medici.

Il nome Ciaramicola, etimologicamente, deriverebbe da diverse sfumature di significato:

  • Da Ciaramella: per la circolarità della sua forma;
  • Da Ciarapica: il nome dialettale della Cinciallegra, l’uccello della primavera;
  • Da Ciara: in riferimento alla meringa fatta da albume d’uovo o dalle chiare dell’uovo.

La tradizione poi vuole che la Ciaramicola fosse un dolce che le fanciulle regalassero a Pasqua ai loro futuri mariti come buon auspicio.

Un’altra tradizione importante del territorio umbro è legata alla festa di Sant’Ubaldo, patrono di Gubbio. In un testo del 1431 si legge, infatti, che la Ciaramigola venne fatta preparare e offrire agli eugubini in occasione della festa del Santo il 15 maggio.

Infine, capita spesso di trovare la Ciaramicola con 5 “ciuffetti” di meringa, in rappresentanza de cinque Rioni Perugini: Porta Santa Susanna rappresentata dal colore azzurro dei confettini (per l’orientamento verso il Lago Trasimeno della Porta), Porta Eburnea dal colore verde (gli orti), Porta Sant’Angelo dal colore rosso (la spada dell’Angelo), Porta San Pietro dal colore giallo (come il grano), Porta Sole bianca come la meringa e come la luce del sole (il sole infatti è il simbolo di questa Porta).

La ricetta della Ciaramicola
Ingredienti per la ciambella:

  • 550gr di farina 00
  • 250 gr di zucchero
  • 150gr di strutto (alternativa burro)
  • 4 uova
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • Scorzetta di 1 limone
  • 200ml di Alchermes

Ingredienti per la meringa:

  • 100 gr di albumi
  • 200 gr di zucchero
  • 1 cucchiaino di cremar tartaro

Per la decorazione:

  • Confettini di zucchero colorati

Procedimento:
Cominciamo col montare uovo e zucchero fino a ottenere una spuma omogenea alla quale aggiungeremo la farina e il lievito setacciati, lo strutto a temperatura ambiente, la scorzetta di limone grattugiata ed infime l’Alchermes. Dopo aver amalgamato tutti gi ingredienti, la versiamo in una teglia imburrata. In forno per 45 minuti circa a 160°C.
Per la meringa montiamo a neve ad alta velocità gli albumi con il cremar tartaro e gradualmente lo zucchero. Dovrà risultare ferma, soffice e lucida.
Una volta che la ciambella sarà fredda, la ricopriamo di meringa e infine con gli zuccherini colorati.  Di nuovo in forno per 25 minuti per far cuocere la meringa a 90°C.

La Torta al formaggio
Un lievitato ricco di formaggio e sapori tipico delle festività Pasquali in Umbria ma che si mangia e consuma tutto l’anno proprio per la sua bontà, la semplicità e la facilità di abbinamento con i salumi, soprattutto il capocollo e la norcineria.
Non di rado la Torta al Formaggio viene mangiata a colazione la mattina di Pasqua, ecco perché è conosciuta anche con il nome di Torta di Pasqua.
Nel De Agri Coltura, Catone scrive di una torta al formaggio famosa soprattutto a Tuoro sul Trasimeno.

La ricetta della Torta di Pasqua

Ingredienti:

  • 500gr di farina 00
  • 100gr di parmigiano grattugiato
  • 75gr di pecorino grattugiato
  • 10gr di lievito di birra
  • 100 ml di olio evo
  • 150m di latte
  • 100gr di formaggio emmentaler
  • 4 uova
  • 10gr di sale
  • Pepe qb

Procedimento
Iniziamo con il sciogliere il lievito del latte intiepidito. In una terrina, mescolare farina, pecorino e parmigiano, uova, il latte con il lievito ed infine l’olio a filo e cominciare ad impastare bene fino a fare amalgamare bene tutti gli ingredienti e a ottenere un panetto omogeno e liscio. Aggiungere il sale, il pepe e l’emmentaler a tocchetti molto piccoli o grattugiato. Porre l’impasto in uno stampo imburrato e lasciarlo lievitare per 2 ore poi infornarlo a 180°C per circa un’ora.

 

 

Copyright foto Torta al Formaggio by Spicchio d’Aglio

 

Le Donne dell’Umbria

In occasione dell’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, vogliamo celebrarlo con alcune delle figure femminili, simbolo dell’Umbria, terra ricca di storia, arte, cultura e spiritualità. Luisa Spagnoli, la Marchesa Elena Guglielmi, Maria Vittoria Semolesti, Santa Chiara d’Assisi e Santa Rita da Cascia…Donne simbolo di spirito imprenditoriale, fede e devozione, e ancora valori universali di forza, coraggio e indipendenza, che continuano ad ispirare donne e uomini di tutto il mondo.

Luisa Spagnoli
Un nome che evoca immediate immagini di moda raffinata e golosità cioccolatose. Tuttavia, il suo retaggio va ben oltre le passerelle e le prelibatezze.
Dopo le devastazioni della Seconda Guerra Mondiale, Luisa Spagnoli si appassionò ai coniglietti d’angora iniziando non solo a crearne una collezione, ma a intuire un segreto che avrebbe rivoluzionato il mondo della moda: l’arte di pettinare, piuttosto che tosare, questi animaletti.
Un gesto gentile che permetteva di ottenere un filato dalla morbidezza senza precedenti, un tessuto che coccolava la pelle come nessun altro.

E che dire dei suoi deliziosi cioccolatini? Il Bacio Perugina è un nome conosciuto in tutto il mondo, ma c’è un’altra tavoletta che porta il suo nome, una creazione che alcuni perugini chiamano affettuosamente “Carrarmato “, forse come omaggio alla sua tenacia e alla sua forza d’animo.

Santa Chiara d’Assisi
Nata ad Assisi nel 1194, nata Chiara Offreduccio degli Scifi, meglio conosciuta come Santa Chiara, fu una figura rivoluzionaria del suo tempo. Amica e seguace di San Francesco, Chiara rinunciò alla sua vita agiata per abbracciare una vita di povertà e servizio. Fondatrice dell’Ordine delle Clarisse, mise al centro della sua esistenza la preghiera e la dedizione agli altri, diventando un modello di forza interiore e determinazione.

Santa Rita da Cascia
Santa Rita, nata Margherita Lotti a Roccaporena, vicino a Cascia, nel 1381, è conosciuta in tutto il mondo come la santa dei casi impossibili. La sua vita fu segnata da grandi sofferenze e sfide, dalla sua giovinezza, quando fu costretta a sposarsi contro la sua volontà, fino alla morte dei suoi figli e alla malattia del marito. Nonostante le avversità, Santa Rita trovò rifugio nel monastero agostiniano di Cascia, dove visse fino alla sua morte nel 1457. La sua tomba, situata nel Santuario di Santa Rita da Cascia, attira ogni anno migliaia di fedeli e visitatori, testimoniando il potere della speranza e della perseveranza anche nelle situazioni più disperate.


Elena Guglielmi e Maria Vittoria Semolesti 
All’inizio del Novecento, la marchesa Elena Guglielmi portò sull’Isola Maggiore nel lago Trasimeno la tecnica di lavorazione del merletto a punto Irlanda, ispirata alle tradizioni nate nei monasteri irlandesi alla fine del XIX secolo, secondo l’antica arte dei merletti di Venezia. Invece di essere realizzato con ago e fuselli, la particolarità di questo merletto viene creato a uncinetto utilizzando un filato estremamente sottile. Nel 1963, l‘isolana Maria Vittoria Semolesti riavviò l’attività fondando una cooperativa di merlettaie per la vendita del merletto d’Irlanda.

Le ricette Umbre di Carnevale

#INCUCINA CON UMBRIASI

Vi avevamo parlato del Carnevale, delle sue origini e dei dolci tradizionali dell’Umbria in questo articolo.
Oggi qui vi riportiamo le ricette del Carnevale:
Preparate il grembiulino, la spianatoia e pronti ad impastare e poi gustare!

LE FRAPPE

Ingredienti

Per l’impasto
500 gr di farina 00
3 uova
Buccia di limone qb
1 cucchiaino di lievito in polvere
250 g di burro
100 gr di zucchero
1 pizzico di sale

Per la frittura
1 litro di olio di semi di arachidi

Per decorare

Zucchero a velo/miele o alchermes

Procedimento

Creare sulla spianatoia una fontana di farina e disporre al centro il lievito in polvere, cominciare a mischiare farina e lievito, poi sempre al centro aggiungere uova, la buccia di limone (fate attenzione alla parte bianca del limone che è più amaricante) e il pizzico di sale. Una volta amalgamati gli ingredienti, aggiungere il burro a temperatura ambiente e lo zucchero. L’impasto sarà pronto quando risulterà liscio, omogeneo e che si staccherà facilmente dalle mani. Lasciate riposare l’impasto  30 minuti coperta da una pellicola.
Trascorsi i 30 minuti, stendere l’impasto con un mattarello sino a formare una sfoglia non troppo sottile. Con la rondellina tagliate la sfoglia a striscioline di forma rettangolare con un piccolo taglio al centro dove far passare in mezzo un’estremità della frappa, simulando un fiocco.
Friggete le frappe in olio caldo per circa 5 minuti. Una volta pronte e raffreddate, decoratele con zucchero a velo, miele o alchermes come più vi piace!

LE CASTAGNOLE

Ingredienti
Per l’impasto
230 gr di farina 00
2 uova

½ Bustina di lievito per dolci
4 Cucchiai di zucchero
1 bicchierino di liquore (mistrà, sambuca)
50 ml di latte a temperatura ambiente
2 cucchiai di olio di oliva extra vergine 
Buccia di limone q.b
1 pizzico di sale

Per friggere
Abbondante olio di semi di arachide

Per decorare
Zucchero a velo/miele o alchermes e confettini colorati

Procedimento
Rompete in una ciotolina le uova e mescolare con lo zucchero fino ad avere una consistenza spumosa e leggera. Lo zucchero deve essere ben amalgamato. Aggiungete la sambuca, e a filo il latte e l’olio ed infine la buccia di limone grattugiata (attenzione alla parte bianca, come sopra!). Mescolare il tutto fino a far amalgamare bene tutti gli ingredienti. Aggiungete poi la farina e il lievito fino ad ottenere una consistenza simile ad una pastella.
Lasciate riposare il composto coperto per circa 10-15 minuti.

Versate la pastella in olio caldo (aiutateti con un cucchiaio per formare le palline) e giratele a metà cottura. Una volta pronte, decorate con zucchero miele alchermes e zuccherini colorati

N.B Ci sono delle varianti che prevedono di farcirle anche con crema, crema al cioccolato o panna!

GLI STRUFOLI

Ingredienti
Per l’impasto
400 gr di farina
6 uova
6 cucchiai di zucchero
1 bicchierino di Mistrà o Sambuca
1 Buccia di limone e succo di limone
1 tazzina di latte
25 g di lievito per dolci
6 cucchiaini di olio di oliva extra vergine

Per friggere
2 litri d’olio di semi di arachide

Per decorare
Miele

Procedimento
Con una frusta, sbattete i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere una consistenza spumosa, Montate a neve i restanti albumi e uniteli ai tuorli e amalgamate bene. Aggiungete la bucci di limone e a filo l’olio e il latte.
Aggiungete poco alla volta la farina, il lievito, il succo di limone e il liquore. Impastate fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo. Cospargetelo con dell’olio e copritelo con un canovaccio per lasciarlo riposare almeno 2 ore.

In olio caldo, fate scivolare le palline di impasto. Per aiutare l’impasto a restare tondeggiante fate roteare piano la padella (con i manici) in cui state friggendo gli strufoli (mi raccomando state attenti!)
Una volta raffreddati, cospargeteli di miele sciolto a bagno maria.

 

LA CICERCHIATA UMBRA

Ingredienti
Per l’impasto
300 gr di farina 00
30 gr di burro
3 uova
1/2 buccia di limone grattugiata
Alchermes qb

Per friggere
2 litri d’olio di semi di arachide

Per decorare
400 gr di Miele
confettini colorati
frutta secca tipo mandorle tagliate a lamelle
100 gr di canditi

Procedimento
Su di una spianatoia, impastate fino ad ottenere una consistenza omogenea e liscia, la farina, con le uova, la buccia di limone, il burro a temperatura ambiente e il liquore.
Creare dei salsicciotti dall’impasto da cui ricavare le palline irregolari tagliare con un coltello e friggetele in olio caldo. Scaldare il miele e una volta sciolto, versare le palline fritte e amalgamare bene. Poi aggiungere i confettini, i canditi e le mandorle a piacere.
Tagliare quindi a lamelle 150 gr. di mandorle sbucciate.

 

LA CRESCIONDA SPOLETINA

Ingredienti
50 gr di farina 00
70 gr di zucchero
4 uova
500 ml di latte

200 gr di amaretti

50 ml di liquore mistrà

100 gr di cioccolato fondente

1 buccia di limone grattugiata

Procedimento
Con un frullino o un mixer, frullate gli amaretti. Procedete poi montando i tuorli con lo zucchero fino ad una consistenza spumosa; aggiungete poi il cioccolato tritato, il liquore e il latte a filo. In ultimo gli amaretti e la farina poco alla volta, insieme al limone grattugiato.
Montate gli albumi a neve che verranno poi uniti al composto dal basso verso l’alto.

Imburrate e infarinate una teglia (da 24 cm di diametro) e infornate 180° per 60 minuti.

Credit foto:

 UmbriaTourism
Antonio Gravante
Forchettiere.it
Ricette “2Amiche in Cucina”
Fonte Cesia
Kasanova

Il Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza

L’Umbria, con i suoi pittoreschi paesaggi collinari, i borghi medievali e le profonde radici spirituali, è una delle gemme d’Italia. Tra le numerose attrazioni che questa regione ha da offrire, il Santuario di Collevalenza emerge come un luogo di devozione, speranza e riflessione.

Siamo a pochi chilometri da Todi, il Santuario di Collevalenza fu fondato per volontà di Madre Speranza ed eretto dall’architetto spagnolo Julio Lafuente nel 1951, con l’intento di creare un luogo che rappresentasse ed esprimesse la Misericordia di Dio per tutti i fedeli che avevano commesso un peccato e che chiedevano perdono e conforto spirituale.

Un’architettura che incanta
Oltre alla sua importanza spirituale, il Santuario affascina i visitatori anche dal punto di vista architettonico: a pianta circolare con due ampie aule sacre, la cripta e la chiesa superiore che confluiscono in un’unica realtà architettonica.
Il Santuario crea, grazie ad un’enorme vetrata concava, un’atmosfera serena, accogliente e luminosa

I pellegrini che visitano questo luogo sacro vengono accolti con sorrisi genuini e una gentilezza che è tipica dell’ospitalità umbra. Possono sempre confessassi, in nome della stessa Misericordia che il Santuario rappresenta.

Il messaggio dell’Acqua e le famose piscine
A partire dal 1° marzo 1979, l’Acqua del Santuario, proveniente dal pozzo che si trova nelle vicinanze, è stata fatta fluire nelle piscine (divise tra uomini e donne) e aperte ai pellegrini o per l’immersione del malati, che potevano immergersi durante la “Liturgia delle Acque” dei sacerdoti del Santuario.
Attualmente, le “Liturgie delle Acque” sono ancora attive, mentre per le restrizioni post pandemia, le immersioni sono state momentaneamente sospese, ma allo stesso tempo, i pellegrini che si recheranno al Santuario e parteciperanno alla liturgia, verranno accompagnati dal sacerdote ai piedi della statua di Maria Mediatrice per poter bere dalle Fontanelle recitando la preghiera del retto uso dell’Acqua e dei suoi significati spirituali come “refrigerio al corpo e di salute all’anima e di rinnovo dei prodigi per le guarigioni”, come sempre detto da Madre Speranza.

L’Acqua del Santuario è tutt’oggi considerata un segno della Grazia e uno strumento della Misericordia del Signore.